Quando Jake Crivaro parcheggiò davanti al condominio, Riley Sweeney lo stava già aspettando fuori. Quando entrò in auto, Jake notò immediatamente che sembrava molto pallida.
“Non ti senti bene?” le chiese.
“Sto bene” Riley replicò.
Non sembra star bene, Jake pensò. Per niente.
Jake si chiese se forse avesse festeggiato un po’ troppo la sera precedente. I giovani tirocinanti lo facevano qualche volta. O, forse, aveva soltanto bevuto un po’ troppo a casa. Certamente, era parsa molto scoraggiata, quando l’aveva accompagnata a casa il giorno prima: e c’era poco da meravigliarsi, dopo il modo in cui la aveva rimproverata. Poteva darsi che avesse provato ad annegare i propri dispiaceri nell’alcol.
Jake sperò che la sua protetta non stesse smaltendo i postumi della sbornia e fosse in grado di lavorare.
Mentre l’auto si allontanava dall’edificio, Riley chiese …
“Dove stiamo andando?”
Jake esitò per un istante.
Poi, rispose: “Beh, ripartiremo da zero oggi.”
Riley lo guardò con un’espressione vagamente sorpresa.
L’uomo proseguì: “La verità è che quello che hai fatto ieri, beh, non è stato un totale fallimento. Hai trovato i soldi della droga dei fratelli Madison. E quel telefono usa e getta si è rivelato piuttosto utile. Conteneva dei numeri di telefono importanti, il che ha aiutato la polizia a rintracciare alcuni membri della gang, incluso Malik Madison, il fratello che era ancora a piede libero. Hanno commesso una stupidaggine a comprare un telefono usa e getta e a non gettarlo dopo l’utilizzo. Ma immagino che non credessero che qualcuno riuscisse a trovarlo.”
Poi guardò dritto davanti a sé ed aggiunse: “Si sbagliavano.”
Riley continuò semplicemente a guardarlo, come se avesse difficoltà a comprendere le sue parole.
Jake si fece forza per non dire …
“Sono davvero dispiaciuto per come ti ho trattata.”
Invece, scandì con decisione: “Ma devi seguire le istruzioni. E devi rispettare la procedura.”
“Capisco” Riley disse stancamente. “Grazie per avermi dato un’altra chance.”
Jake grugnì sotto i baffi. Ricordò a se stesso che non doveva dare alla ragazza un eccessivo incoraggiamento.
Ma era dispiaciuto per come l’aveva trattata il giorno prima.
Sto esagerando, l’uomo pensò.
Aveva disturbato dei colleghi a Quantico, per avere Riley nel programma. Un agente in particolare, Toby Wolsky, voleva che suo nipote Jordan fosse tirocinante in quell'estate, ma Jake aveva ottenuto Riley al suo posto. Aveva messo in gioco le sue considerevoli credenziali, chiedendo un paio di favori che qualcuno gli doveva.
Jake non considerava Wolsky un buon agente, e non aveva alcuna ragione per pensare che il nipote avesse un potenziale maggiore, tanto per cominciare. Ma Wolsky aveva amici a Quantico, che erano scontenti di Jake.
E, in un certo senso, ne comprendeva il motivo.
Era un dato di fatto noto a tutti: Riley era soltanto una comune laureata in psicologia, che non aveva mai preso in considerazione l’idea di entrare nelle forze dell’ordine.
E la verità era che neanche Jake sapeva molto di più di lei, ad eccezione del fatto che aveva visto il suo istinto all’opera, proprio da vicino. Ricordava perfettamente quanto lei fosse riuscita prontamente a comprendere la mente del killer a Lanton: era stato sufficiente insegnarle solo poche cose. Fatta eccezione per se stesso, Jake aveva incontrato poche volte qualcuno con quella sorta di istinto, una capacità intuitiva che ben pochi agenti potevano anche solo comprendere.
Naturalmente, non poteva escludere la possibilità che quanto la ragazza aveva fatto a Lanton fosse stato poco più che un colpo di fortuna.
Forse in quella giornata poteva farsi un’idea migliore di quanto fosse in grado di fare.
Riley chiese di nuovo …
“Dove stiamo andando?”
“Sulla scena di un crimine” fu la risposta del mentore.
Non voleva dirle altro, finché non fossero giunti a destinazione.
Aveva bisogno di osservare come avrebbe reagito di fronte ad una situazione davvero bizzarra.
E, da quello che aveva sentito, questa scena del crimine era bizzarra quanto una scena simile poteva essere. Era stato chiamato poco prima, e ancora stentava a credere a quanto gli era stato detto.
Vedremo quello che troveremo, immagino.
*
A Riley parve di sentirsi un po’ meglio, mentre viaggiava insieme all’Agente Crivaro.
Eppure, avrebbe voluto saperne di più su dove fossero diretti.
Ha detto che è la scena di un crimine.
Era già più di quanto avesse messo in conto per l’intero programma estivo, men che meno il suo secondo giorno. E il primo era stato abbastanza sorprendente.
Non sapeva come comportarsi.
Ma era piuttosto certa che a Ryan l’idea non sarebbe piaciuta affatto.
Comprese di non aver ancora detto al fidanzato di essere affiancata a Jake Crivaro. Ryan non avrebbe approvato neanche questo. A ben vedere, Ryan aveva diffidato di Crivaro sin dall’inizio, specialmente per il modo in cui aveva aiutato Riley ad entrare nella mente di un killer.
Ricordò quello che Ryan aveva detto in merito ad uno di quegli episodi …
“Mi stai dicendo che quell’uomo dell’FBI, Crivaro, sta giocando con la tua mente? Perché? Solo per divertirsi?”
Naturalmente, Riley era consapevole che Crivaro non l’avesse sottoposta a tutto questo “solo per divertimento.”
Era stato più che serio al riguardo. Quelle esperienze erano state assolutamente necessarie.
Avevano contribuito a rendere possibile la cattura del killer.
Ma qual è il mio compito adesso? Riley si chiese.
Crivaro sembrava essere deliberatamente criptico.
Mentre parcheggiava l’auto lungo la strada, Riley si guardò intorno: da un lato della via si estendeva una fila di case, dall’altro un campo aperto; un paio di auto e un furgone della polizia erano parcheggiati nei pressi.
Prima di lasciare l’auto, Crivaro mosse il dito e le disse …
“Ora ricorda le dannate regole. Non toccare niente. E non parlare, a meno che non ti rivolgano la parola. Sei qui solo per osservarci al lavoro.”
Riley annuì. Ma qualcosa nella voce di Crivaro le fece sospettare che il mentore non si aspettava che se ne stesse ad osservare in silenzio.
Avrebbe voluto avere le idee più chiare.
Riley e Crivaro uscirono dall’auto e raggiunsero la scena del delitto. C’erano rifiuti ovunque, come se un grande evento pubblico avesse avuto luogo lì di recente.
Altre persone, alcune con indosso l’uniforme della polizia, erano radunate intorno ad una macchia di alberi e cespugli. Una vasta area intorno a loro era recintata dal nastro giallo della polizia.
Quando Riley e Crivaro si avvicinarono al gruppo, la ragazza si rese conto che i cespugli avevano celato qualcosa a terra.
Riley ebbe un sussulto, quando capì di che cosa si trattava.
Fu di nuovo assalita dalla nausea.
A terra, giaceva un pagliaccio da circo deceduto.
Riley si sentì così stordita, che temette di svenire.
Riuscì a rimanere in piedi, ma ebbe paura di vomitare, com’era accaduto nel suo appartamento.
Questo non può essere vero, pensò.
Dev’essere un incubo.
I poliziotti e gli altri presenti circondavano un corpo che indossava un completo da pagliaccio. Il vestito era a palloncino, aveva colori vivaci con grandi pon-pon che fungevano da bottoni. Un paio di scarpe enormi completava il tutto.
Il volto bianchissimo mostrava ancora un bizzarro sorriso disegnato, un naso di un rosso acceso ed occhi e sopracciglia esageratamente marcati. Una grossa parrucca rossa incorniciava il viso. Una tela di canapa era ammassata accanto al corpo.
Riley capì che il corpo apparteneva in realtà ad una donna.
Non appena riuscì a riprendere il controllo di sé, avvertì un odore distinto e sgradevole nell’aria. Guardandosi intorno, fu propensa a non attribuirlo al cadavere, se non marginalmente. Infatti, lì intorno erano sparsi ovunque rifiuti. Il sole del mattino stava riportando fuori il fetore di vari tipi di resti organici umani.
Un uomo, che indossava una giacca bianca, era inginocchiato accanto al corpo, intento a studiarlo attentamente. Crivaro lo presentò come Victor Dahl, il coroner di Washington DC.
Crivaro scosse la testa e disse a Dahl: “E’ persino più strano di quanto mi aspettassi.”
Alzandosi in piedi, il coroner disse: “Sì, strano. Ed è proprio come l’ultima vittima.”
Riley pensò …
L’ultima vittima?
Un altro pagliaccio era stato ucciso prima di questo?
“Ne sono stato informato poco fa” Crivaro disse a Dahl e ai poliziotti. “Forse voi potete aggiornare la mia tirocinante su tutto questo. In realtà forse io stesso non sono molto preparato su questo caso.”
Dahl guardò Riley ed esitò per un momento. La ragazza temette di apparire nauseata quanto in realtà si sentiva. Ma il coroner cominciò la sua spiegazione.
“Sabato mattina, un corpo è stato trovato nel vicolo dietro ad un cinema. La vittima era una ragazza di nome Margo Birch, ed era vestita e truccata in un modo piuttosto simile a questa. La polizia ha immaginato che fosse un omicidio strano, ma unico nel suo genere. Poi, è stato scoperto questo corpo ieri sera. Un’altra giovane donna tutta truccata e vestita in questo modo.”
Riley comprese un particolare in quell’istante. Questo non era un vero pagliaccio. Era una giovane donna, qualunque, vestita da pagliaccio. Due donne erano state vestite e truccate in modo bizzarro per poi essere uccise.
Crivaro aggiunse: “Ed è così che è diventato un caso di competenza dell’FBI, e siamo stati chiamati noi.”
“Esatto” Dahl disse, guardandosi intorno nel campo pieno di rifiuti. “C’è stato un luna park qui per alcuni giorni. E’ terminato sabato. Ecco da dove vengono tutti questi rifiuti, il campo non è stato ancora ripulito. La scorsa notte, ad ora tarda, un tizio del quartiere è venuto qui fuori con un metal detector, in cerca di monete che possano essere cadute durante la permanenza del luna park. Ha trovato il corpo, che era coperto da quella tela.”
Riley si voltò e vide che Crivaro la stava osservando attentamente.
Stava verificando la sua attenzione al caso?
O sorvegliava le sue reazioni?
Domandò: “Questa donna è stata identificata?”
Un poliziotto rispose: “Non ancora.”
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