Читать книгу «L’ascesa Del Prode » онлайн полностью📖 — Моргана Райс — MyBook.
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Baylor e gli altri accorsero per raggiungerla mentre si avvicinava all’estremità delle scuderie e quando fu arrivata si girò e sussultò alla vista che aveva davanti. Lì c’era quello che sembrava essere un cavallo, ma era grande due volte gli altri e aveva le gambe spesso come tronchi. Aveva due piccoli corni affilati come rasoi dietro alle orecchie, appena visibili. Il suo manto non era nero o marrone come gli altri, ma scarlatto scuro. Gli occhi, diversamente dai suoi simili, erano verdi e luccicanti. La guardava intensamente, un’intensità che la colpiva al petto togliendole il fiato. Kyra non riusciva a muoversi.

La creatura, torreggiante su di lei, emise un suono simile a un ringhio e mostrò le zanne.

“Che cavallo è mai questo?” chiese a Baylor con voce poco più alta di un sussurro.

Lui scosse la testa con atteggiamento di disapprovazione.

“Questo non è un cavallo,” disse accigliandosi, “ma una bestia selvaggia. Molto rara. Si tratta di un solzor. Importato dai remoti confini di Pandesia. Il Lord governatore lo ha tenuto come un trofeo da mettere in mostra. Non poteva cavalcare questa creatura, nessuno poteva. I solzor sono bestie selvagge e non possono essere domati. Vieni, stai sprecando tempo prezioso. Torniamo dai cavalli.

Ma Kyra rimase ferma, radicata sul posto, incapace di distogliere lo sguardo. Il cuore le martellava nel petto capendo che quella creatura era destinata a lei.

“Scelgo questo,” disse a Baylor.

Baylor e gli altri sussultarono, tutti fissandola come se fosse pazza. Seguì in silenzio carico di stupore.

“Kyra,” iniziò Anvin. “Tuo padre non ti permetterà mai…”

“È la mia scelta, no?” rispose lei.

Lui si accigliò e si portò le mani ai fianchi.

“Quello non è un cavallo,” insistette. “È una creatura selvaggia.”

“Ti ucciderà all’istante,” aggiunse Baylor.

Kyra si voltò verso di lui.

“Non sei stato tu a dirmi di fidarmi del mio istinto?” gli chiese. “Bene, questo è ciò che il mio istinto mi dice. Questo animale e io ora ci apparteniamo.”

Il solzor tirò improvvisamente indietro le grosse gambe, calciò contro un altro cancello di legno e fece volare schegge ovunque addosso agli uomini. Kyra era impressionata. Era selvaggio e indomito, magnifico, un animale troppo grande per quel posto, troppo grande per stare in cattività e molto superiore agli altri.

“Perché dovrebbe ottenerlo?” chiese Brandon facendosi avanti e spingendo gli altri da parte. “Io sono più grande, dopotutto. Lo voglio io.”

Prima che lei potesse rispondere, Brandon si fece avanti come per prenderlo. Fece per saltargli in groppa e quando fece così il solzor sgroppò selvaggiamente e lo disarcionò. Brandon volò dall’altra parte della scuderia e andò a sbattere contro una parete.

Allora accorse Braxton, anche lui come per impossessarsene e subito la bestia fece ruotare la testa di lato e gli ferì un braccio con le affilate zanne.

Sanguinante Braxton gridò e scappò correndo dalla scuderia tenendosi stretto il braccio. Brandon si rimise in piedi e lo seguì dappresso mentre il solzor lo mancava per un pelo nel tentativo di morderlo.

Kyra rimase al suo posto, come ipnotizzata, ma in qualche modo senza provare alcuna paura. Sapeva che per lei sarebbe stato diverso. Provava un collegamento con quella bestia, lo stesso legame che aveva con Theo.

Improvvisamente si fece avanti coraggiosamente portandosi dritto davanti a lui, alla portata delle sue fauci letali. Voleva dimostrare al solzor che poteva fidarsi di lei.

“Kyra!” gridò Anvin con voce preoccupata. “Stai indietro!”

Ma Kyra lo ignorò. Rimase lì guardando la bestia negli occhi.

Il solzor ricambiò lo sguardo emanando un sommesso ringhio dalla gola, come se dibattuto sul da farsi. Kyra tremava dalla paura, ma non lo diede a vedere.

Si sforzò invece di dimostrare il suo coraggio. Sollevò lentamente una mano, fece un passo in avanti e toccò il pelo scarlatto. La bestia ringhiò con maggiore vigore, mostrando le zanne, e Kyra poté sentire la sua rabbia e frustrazione.

“Slegatelo,” ordinò agli altri.

“Cosa?” chiese uno degli altri.

“Non è una saggia decisione,” esclamò Baylor con voce colma di paura.

“Fate come dico!” insistette lei sentendo la forza salire dentro di sé, come se la volontà della creatura le passasse attraverso.

Dietro di lei i soldati si affrettarono con le chiavi e aprirono le catene. Per tutto il tempo la bestia non le levò mai gli occhi di dosso, ringhiando come se la stesse chiamando, come per sfidarla.

Non appena si trovò slegata, la creatura pestò le gambe a terra come a minacciare un attacco.

Ma stranamente non fece nulla. Invece continuò a guardare Kyra fissando i propri occhi nei suoi e il suo sguardo di rabbia lentamente si trasformò in un’occhiata di tolleranza. Forse addirittura di gratitudine.

Sebbene leggermente, sembrò abbassare la testa: si trattava di un gesto di sottomissione, quasi impercettibile eppure tale che lei potesse scorgerlo.

Kyra si fece avanti, si tenne alla criniera e con una rapida mossa montò in sella.

Tutti nella stanza sussultarono.

Inizialmente la bestia rabbrividì e iniziò a scalpitare. Ma Kyra sentiva che lo faceva per mettersi in mostra. Non voleva veramente disarcionarla. Voleva solo far capire chi comandava e farla stare sulle spine. Voleva farle sapere che lui era una creatura selvaggia, una creatura che non poteva essere domata da nessuno.

Non ho alcuna intenzione di domarti, disse Kyra con il pensiero. Desidero solo essere tua compagna in battaglia.

Il solzor si calmò, continuando a scalpitare ma non così selvaggiamente, come se l’avesse udita. Presto smise di muoversi, perfettamente immobile sotto di lei, soffiando nei confronti degli altri come a volerla proteggere.

Kyra, seduta sul dorso del solzor, ora calmo, abbassò lo sguardo e osservò gli altri. Un mare di volti scioccati e bocche aperte la guardavano.

Kyra mostrò un largo sorriso provando un enorme senso di trionfo.

“Questo,” disse, “è quello che scelgo. E si chiama Andor.”

*

Kyra cavalcava Andor al passo verso il centro del cortile di Argos e tutti gli uomini di suo padre, forti soldati, si fermavano a guardarla con ammirazione mentre avanzava. Chiaramente non avevano mai visto una cosa del genere.

Kyra si teneva delicatamente alla criniera cercando di tenerlo calmo mentre lui ringhiava sommessamente verso tutti, guardandoli torvo, come a volersi vendicare di essere stato tenuto prigioniero. Kyra si teneva in perfetto equilibrio dopo che Baylor aveva sistemato una sella completamente nuova su di lui e si stava cercando di abituare a cavalcare da quell’altezza. Si sentiva più potente che mai con quella bestia sotto di sé.

Accanto a lei Dierdre cavalcava una bellissima giumenta, una cavalla che Baylor aveva scelto per lei, e le due camminavano nella neve fino a che Kyra scorse suo padre in lontananza, in piedi accanto al cancello in attesa. Era lì con i suoi uomini, tutti aspettando di vederla partire e anche loro sollevarono lo sguardo con paura e ammirazione, impressionati che potesse cavalcare quell’animale. Kyra vide l’ammirazione nei loro occhi e questo le diede coraggio per il viaggio che aveva davanti a sé. Se Theo non fosse tornato da lei almeno avrebbe avuto quella magnifica creatura con sé.

Quando raggiunse suo padre Kyra scese e guidò Andor per la criniera vedendo la preoccupazione negli occhi dell’uomo. Non sapeva se fosse per quella bestia o per il viaggio che la attendeva. Il suo sguardo di preoccupazione la rassicurò, le fece capire che non era l’unica ad avere paura di ciò che la aspettava e dopotutto si preoccupava per lei. Per un brevissimo istante lasciò andare la tensione e le rivolse uno sguardo che solo lei poteva riconoscer: l’amore di un padre. Capì che era combattuto nel mandarla a compiere quell’impresa.

Si fermò a qualche passo da lui e tutto rimase in silenzio mentre gli uomini si raccoglievano attorno a loro e li guardavano.

Lei gli sorrise.

“Non preoccuparti, padre,” gli disse. “Mi hai cresciuta per essere forte.”

Lui annuì, fingendo di essere rassicurato, ma lei vide che non era così. Era ancora, soprattutto, suo padre.

Lui sollevò lo sguardo scrutando il cielo.

“Se solo il tuo drago venisse da te adesso,” le disse. “Potresti attraversare Escalon in pochi minuti. O meglio ancora, potrebbe unirsi a te nel tuo viaggio e incenerire chiunque sopraggiungesse nel tuo cammino.”

Kyra sorrise tristemente.

“Theo ora se n’è andato, padre.”

Lui la guardò con occhi pieni di meraviglia.

“Per sempre?” le chiese, ponendo la domanda di un signore che doveva condurrei suoi uomini in battaglia ma che era timoroso di domandare.

Kyra chiuse gli occhi e cercò di mettersi in sintonia, di ottenere una risposta. Desiderò che Theo le rispondesse.

Ma non sopraggiunse che un intorpidito silenzio. Per questo si chiese se avesse mai avuto una connessione con Theo fin dall’inizio o se l’avesse solo immaginata.

“Non lo so, padre,” rispose onestamente.

Lui annuì, accettando, con lo sguardo di un uomo che aveva imparato ad accettare le cose com’erano e a fare affidamento su se stesso.

“Ricorda cosa…” iniziò suo padre.

“KYRA!”. Un gridò eccitato squarciò l’aria.

Kyra si voltò mentre gli uomini si facevano da parte e le si gonfiò il cuore di piacere vedendo Aidan che attraversava di corsa i cancelli della città con Leo alle calcagna, saltando giù da un carro guidato dagli uomini di suo padre. Le corse incontro barcollando nella neve, Leo ancora più veloce e ben più avanti di lui, già pronto a saltarle tra le braccia.

Kyra rise quando Leo la buttò a terra mettendole le zampe sul petto e leccandole ripetutamente la faccia. Dietro di lei Andor ringhiò, già protettivo nei suoi confronti, e Leo balzò di lato pronto ad affrontarlo, ringhiando in risposta. Erano due creature temerarie, entrambe ugualmente protettive nei suoi confronti. Kyra se ne sentiva onorata.

Balzò in piedi e si mise trai due, tenendo Leo indietro.

“Va tutto bene, Leo,” disse. “Andor è mio amico. E tu Andor,” aggiunse voltandosi verso l’altro, “anche Leo è mio amico.

Leo si fece indietro con riluttanza, mentre Andor continuava a ringhiare, sebbene in modo diverso.

“Kyra!”

Kyra si girò e Aidan le corse tra le braccia. Lei lo abbracciò stretto mentre le piccole mani del fratellino si aggrappavano alla sua schiena. Era così bello abbracciare il fratello che era stata certa di non rivedere mai più. Era il pezzetto di normalità che le era rimasto nel vortice che era diventata la sua vita, l’unica cosa che non era cambiata.

“Ho sentito che eri qui,” le disse di corsa, “e ho subito chiesto un passaggio per venire a trovarti. Sono così contento che tu sia tornata.”

Lei sorrise tristemente.

“Temo non per molto, fratello mio,” gli disse.

Un lampo di preoccupazione attraversò il volto di Aidan.

“Stai partendo?” le chiese impietrito.

Il padre si intromise.

“Sta partendo per andare a trovare suo zio,” spiegò. “Lasciala andare ora.”

Kyra notò che suo padre aveva detto suo zio e non vostro, e si chiese il perché.

“Allora vado con lei!” insistette Aidan coraggiosamente.

Suo padre scosse la testa.

“No,” rispose.

Kyra sorrise al fratellino, così coraggioso come sempre.

“Nostro padre ha bisogno di te da qualche altra parte,” gli disse.

“Sul fronte di guerra?” chiese Aidan voltandosi speranzoso verso il padre. “Stai partendo per Esefo,” aggiunse di fretta. “Ho sentito! Voglio venire con te!”

Ma lui scosse la testa.

“C’è Volis per te,” rispose. “Starai qui, protetto dagli uomini che resteranno. Il fronte della battaglia non è posto per te ora. Un giorno.”

Aidan si fece rosso per la delusione.

“Ma io voglio combattere, padre!” protestò. “Non ho bisogno di starmene confinato in qualche forte vuoto con donne e bambini!”

Gli uomini ridacchiarono, ma suo padre era serio.

“La mia decisione è presa,” rispose brevemente.

Aidan si accigliò.

“Se non posso andare con Kyra e non posso venire con te,” disse rifiutandosi di cedere, “allora perché sto imparando come si combatte e come si usano le armi? Ha cosa serve tutto il mio allenamento?”

“Lascia che ti crescano i peli sul petto prima, fratellino,” rise Braxton facendosi avanti insieme a Brandon.

Le risate si levarono tra gli uomini e Aidan arrossì, chiaramente imbarazzato di fronte agli altri.

Kyra, sentendosi male per lui, si inginocchiò davanti a lui e gli mise una mano sulla guancia.

“Sarai un guerriero molto migliore di tutti loro,” lo rassicurò sottovoce in modo che solo lui potesse sentire. “Sii paziente. Nel frattempo sorveglia Volis. C’è bisogno anche di te. Rendimi orgogliosa di te. Tornerò, te lo prometto, e un giorno combatteremo battaglie grandiose insieme.”

Aidan parve ammorbidirsi un poco e si chinò ad abbracciarla di nuovo.

“Non voglio che tu vada via,” le disse sottovoce. “Ho fatto un sogno su di te. Ho sognato…” Sollevò lo sguardo con riluttanza, gli occhi colmi di paura. “… che morivi là fuori.”

Kyra si sentì scioccata a quelle parole, soprattutto dopo aver visto lo sguardo nei suoi occhi. Si sentì oppressa. Non sapeva cosa dire.

Anvin si fece avanti e le mise attorno alle spalle una pesante e spessa pelliccia che la scaldò subito. Kyra si alzò sentendosi quasi cinque chili più pesante, ma era riparata dal vento e dai brividi alla schiena. Sorrise.

“Le tue notti saranno lunghe e i fuochi saranno distanti,” le disse dandole un rapido abbraccio.

Suo padre si fece avanti velocemente e la abbracciò, un abbraccio forte da capitano. Lei ricambiò la stretta, persa tra i suoi muscoli, sentendosi sana e salva.

“Sei mia figlia,” le disse con fermezza, “non dimenticarlo.” Poi abbassò la voce in modo che gli altri non potessero udire e aggiunse: “Ti voglio bene.”

Kyra si sentiva sopraffatta dall’emozione, ma prima di poter rispondere lui si voltò rapidamente e si allontanò. Nello stesso istante Leo piagnucolò e le balzò addosso spingendole il naso contro il petto.

“Vuole venire con te,” disse Aidan. “Prendilo: avrai più bisogno tu di lui che io, qui confinato a Volis. In ogni caso è tuo.”

Kyra abbracciò Leo, incapace di rifiutare dato che sembrava non volerla lasciare. Si sentì confortata dall’idea che venisse con lei, dato che ne aveva sentito fortemente la mancanza. Poteva avere a disposizione altri due occhi e due orecchie e non c’era nessuno di più leale di Leo.

Pronta, Kyra montò in sella ad Andor e gli uomini di suo padre si fecero da parte. Avevano disposto delle torce in suo onore lungo tutto il ponte tenendo lontana la notte e illuminando il sentiero per lei. Guardò oltre e vide il cielo che si oscurava, le terre selvagge davanti a sé. Provava eccitazione, paura e soprattutto un senso di dovere. Una certa finalità. Davanti a lei si trovava l’impresa più importante della sua vita, un’impresa che teneva in ballo non solo la sua identità, ma il destino di tutta Escalon. Non poteva esserci posta più elevata.

Con il bastone legato attorno alla spalla, l’arco dall’altra parte, Leo e Dierdre accanto a lei, Andor sotto di lei e tutti gli uomini di suo padre che la guardavano, Kyra iniziò ad indirizzare Andor verso i cancelli della città. Inizialmente avanzò lentamente, tra le torce, oltre gli uomini, sentendosi come se stesse camminando in un sogno, verso il proprio destino. Non si guardò alle spalle non volendo perdere convinzione. Un basso corno venne fatto suonare dagli uomini di suo padre, un corno di partenza, in suono di rispetto.

Si preparò a spronare Andor, ma lui la anticipò. Si mise prima al trotto e poi ruppe al galoppo.

Nel giro di pochi istanti Kyra si trovò a correre in mezzo alla neve, oltre i cancelli di Argos, sopra al ponte, nei prati aperti, il vento freddo nei capelli e niente davanti a lei se non una lunga strada, creature selvagge e la notte che incombeva buia.

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